
"L'amore per Pollone è nella nostra famiglia vivo e vegeto da più di sessanta anni ormai. Rinverdisce ogni volta che, provenienti da Napoli, intravediamo la cima del Mucrone": così scriveva, nel 1999, Silvia Croce, ricordando, a distanza di più di mezzo secolo, i felici soggiorni biellesi in compagnia della famiglia e soprattutto del padre che, nella quiete delle valli biellesi, trovava ispirazione per riflessioni e opere.
Rinnovati a più riprese tra il 1938 e il 1949(con l'intervallo 1943-1947) i soggiorni pollonesi "vedono Croce nel pieno del vigore fisico ed intellettuale, capace, come sempre, di stare alla scrivania per quattordici ore al giorno": a questi soggiorni, e all'importanza che essi hanno rivestito per il Biellese, è stata dedicata la relazione di Marco Neiretti, storico e vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che, in collaborazione con l'Università degli Studi di Torino e la Regione Piemonte, si è fatta promotrice, nei giorni 8,9, 10 maggio scorsi, del convegno di studi "Croce in Piemonte".
L'iniziativa, partita a Torino con una serie di importanti interventi presieduti da Mario Scotti, tra cui spiccavano la relazione di Giovanna Garbarino su "Croce e Rostagni", e quella di Giuseppe Ricuperati su "Croce, Gobetti e Ada Prospero" è poi proseguita, venerdì 9 maggio, sempre a Torino per chiudersi poi con una tappa biellese del convegno, presieduta da Emilio Jona nella suggestiva cornice del Museo del Territorio di Biella.

Dopo una nutrita serie di interventi, volti a indagare i rapporti di Croce con il Biellese, il pomeriggio è stato dedicato alla visita di Villa Germano, dimora del notaio Annibale Germano che ospitò più volte Croce; inoltre è stata fatta visita alla dimora pollonese del filosofo.
Era presente a Biella, per ricordare l'opera del padre, Silvia Croce, a riprova dello stretto legame che ancor oggi lega i Croce al Biellese, luogo di svaghi estivi, ma anche di lavoro per le "ragazze Croce" che in molti ricordano intente a riempire l'aria con il ticchettio delle macchine da scrivere con cui registravano gli appunti del padre, come ricorda Neiretti riportando alla memoria l'intensa vita di famiglia che le vedeva impegnate in lavori domestici, oltre che di segreteria, ma soprattutto "per le ragazze un altro diporto dei soggiorni pollonesi erano le escursioni in montagna e le gite" queste ultime poi "muovevano tutta la famiglia, aggregavano gli ospiti del momento (...) basterà qui ricordare, oltre ai viaggetti a Parella, le puntate sulla Serra, il lungo crinale morenico dal quale si gode, contrapposto, il panorama del Canavese e del Biellese; le visite al sabaudo e dinastico Santuario di Oropa; e le più ravvicinate mete della Burcina e dei colli dell'Alto Biellese, donde lo sguardo spazia a centottanta gradi dal cono del Monviso all'antonelliana cupola del San Gaudenzio di Novara".
Immerso in questo paesaggio Croce scriveva instancabile, consolidando i risultati di uno studio incessante e legandosi, estate dopo estate, al piccolo ma vitale Biellese.