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La collezione dei Rododendri del Parco Burcina di Pollone

Interventi per la salvaguardia ed indagini condotte per scoprirne la ricchezza e l'importanza storico-botanica.

 
Immagine del Rododento all'interno del Parco Burcina

Da cinque anni la Riserva Naturale Speciale Ente Parco Burcina "Felice Piacenza" ha intrapreso una serie di iniziative volte alla conservazione del patrimonio botanico custodito nella Valle dei Rododendri. Si tratta di una straordinaria collezione di ibridi di rododendro a fiore grande di origine ottocentesca, selezionati da prestigiosi vivaisti belgi (Van Houtte, Vervaene, Linden, Makoy), inglesi (Standish, Noble, Waterer) e francesi (Moser, Croux), che ospita esemplari secolari, messi a dimora tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento per volontà di Felice Piacenza, noto imprenditore tessile locale e vero cultore del giardino.  La collezione, conosciuta da tutti i biellesi per la meravigliosa fioritura primaverile, possiede in realtà, ben altro valore, risultando la più importante collezione storica di rododendri a livello europeo, sia per l'origine e rarità delle cultivar sia per età degli esemplari, che raggiungono dimensioni di veri e propri alberi, costituendo uno scenario assai suggestivo per colui che si avventura lungo i sentieri della valle.
Da alcuni anni l'amministrazione del Parco, congiuntamente al Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio dell'Università di Torino, ha attivato una serie di ricerche, volte ad approfondire le scarse conoscenze sul patrimonio botanico, ed un programma di interventi operativi per far fronte alle differenti problematiche di ordine colturale.
Fondamentali sono stati per l'avvio dei progetti il supporto finanziario della Regione Piemonte, del Cnr e della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che hanno consentito fino ad ora di realizzare quanto di seguito specificato.

 
 
Immagine del Rododento all'interno del Parco Burcina

E' stata restituita una mappa informatizzata dettagliata della Valle dei Rododendri in cui, oltre ad essere riportata la sentieristica, sono individuati puntualmente gli esemplari. Ad ogni pianta è assegnato un numero progressivo, individuabile anche in campo, ed è associata una scheda con la descrizione cultivarietale e la fotografia dell'infiorescenza, che consente di poter osservare le caratteristiche della cultivar durante tutto l'anno. Il database presenta, inoltre, una scheda aggiornabile in cui vengono riportati gli interventi effettuati sul singolo esemplare, che permette di ripercorrere la storia colturale della pianta. Le descrizioni cultivarietali derivano da un dettagliato lavoro di caratterizzazione morfo-botanica avviato nel 1999 ed ancora in progressione per il notevole numero di cultivar e la difficoltà di esecuzione (dovuta all'intrico della vegetazione, alla contemporaneità dell'antesi dei fiori, che vincola la raccolta dei dati limitatamente al periodo di fioritura, ed alla impossibilità in diversi casi di raggiungere agevolmente i fiori, visibili unicamente da lontano e dall'alto della valle).
Nel 2004 ogni esemplare sarà munito di un microchip che ne consenta l'individuazione in campo in modo permanente e definitivo e sarà possibile conoscere l'identità della cultivar di ogni singola pianta.
Parallelamente si è proceduto alla moltiplicazione di parte delle cultivar antiche per garantirne la sopravvivenza - molte sono ormai scomparse in ogni parte del mondo - e consentire il rinnovamento degli esemplari colpiti da fitopatie esiziali. Scopo di questa iniziativa è anche quello di poter offrire ai visitatori del Parco la possibilità di procurarsi le cultivar in questione, analogamente a quanto avviene in altri parchi storici.

 
 

La collezione è stata, infine, oggetto di studio da parte del Dipartimento di Patologia Vegetale dell'Università di Torino (DiVaPra), allo scopo di monitorare l'incidenza degli attacchi di Pycnostysanus azaleae, fungo che provoca il disseccamento dei boccioli fiorali compromettendo seriamente la fioritura dei rododendri. Il DiVapra si sta occupando, attualmente, di individuare e monitorare le differenti fitopatie evidenziate nella collezione che possono rivelarsi estremamente pericolose per l'integrità della stessa (si tratta di una sorta di monocoltura, pertanto assai sensibile ai differenti attacchi).
Per gli anni venturi si vuole innanzitutto completare le ricerche relative all'identificazione delle cultivar di rododendro, lavoro che ha portato fino ad oggi al riconoscimento di una sessantina di cultivar, e che è stato pubblicato in un volume edito dalla Regione Piemonte intitolato "Il Rododendro: gli antichi ibridi del Parco Burcina di Pollone" (é possibile farne richiesta presso l'Assessorato Agricoltura).
Particolare attenzione viene, infine, rivolta a tutti quegli interventi che consentono di riordinare la collezione per la sua fruizione (si vogliono realizzare dei percorsi guidati al suo interno, per permettere al visitatore di apprezzare da vicino i singoli fiori e provare la sensazione di avventurarsi in un vero e proprio "bosco di rododendri", collocare cartellini riportanti i nomi delle varietà nonché pannelli esplicativi didattici riguardanti il genere Rhododendron e la storia della collezione) ed interventi agronomici per il mantenimento degli esemplari, tra cui potature di ringiovanimento e di contenimento, asportazione dei selvatici, ecc.
Infine, è in progetto la selezione di nuovi ibridi sfruttando le potenzialità legate all'età degli esemplari ed alle condizioni ecopedologiche favorevoli del sito, fattori che consentono la germinazione spontanea dei semi e lo sviluppo di giovani piante.
Se pur riassunte in poche righe, molte cose si sono fatte per garantire la salvaguardia della collezione dei rododendri, ma ancor più ambiziose sono le prospettive per il futuro. Tutti questi sforzi consentiranno di tramandare intatto questo prezioso patrimonio alle generazioni future, e di continuare ad ammirare l'esplosione cromatica della valle durante la fioritura primaverile.